La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Il dibattito sul ruolo dei Ds nella scalata di Unipol alla Bnl sta degenerando in una rissa pre-elettorale, nella quale i due poli si scambiano colpi sempre più bassi, senza gran costrutto. Si dovrebbe, invece, discutere della relazione malata tra la politica e l'economia, che rappresenta la vera palla al piede dell'Italia; si dovrebbe discutere dei modi e degli interventi specifici per correggere strutturalmente questa relazione malata.
Il problema ha due facce. La prima è la progressiva «corporativizzazione» dell'economia italiana. Mentre gli altri si aprivano alla globalizzazione e alla rivoluzione tecnologica, noi ci chiudevamo, rifiutando il cambiamento ed erigendo un sistema diffuso di protezione di gruppi e categorie: nelle leggi, nazionali e locali, negli accordi collusivi coordinati dalle associazioni, nella presenza di sindacati sempre più irresponsabili nel pubblico impiego e nei servizi pubblici, nei comportamenti delle amministrazioni. I sussidi alle imprese e la svalutazione del cambio hanno mantenuto in vita la parte più obsoleta del nostro sistema manifatturiero, così come la rete protettiva della Banca d'Italia ha impedito la modernizzazione del nostro sistema finanziario, che resta opaco, banco-centrico e tra i più costosi del mondo. (...)Un forte antidoto sarebbe fornito dalle regole europee sulla libera circolazione e la concorrenza; ma, invece di farle rispettare, le istituzioni tendono ad assecondare gli interessi organizzati che chiedono di indebolirne e ritardarne l'applicazione. Non a caso l'Italia ha il record peggiore, tra gli stati membri dell'Unione, nella trasposizione e nell'applicazione delle direttive europee.
La seconda faccia del problema italiano è l'intervento diretto della politica nella gestione dell'economia, che ha assunto ormai dimensioni da economia socialista. (...)Sullo sfondo, si agita un ceto politico di quasi mezzo milione di persone - secondo le stime del bel volume di Cesare Salvi e Roberto Villone «Il costo della democrazia» - che perlopiù ha fatto della politica il veicolo della personale carriera, invece che di servizio al pubblico. E pesa come un macigno il problema mai risolto del finanziamento pubblico della politica: i cui costi si dilatano senza freni, mentre mancano i meccanismi che dovrebbero garantire la trasparenza dei bilanci e la partecipazione democratica degli iscritti alle scelte di gestione dei fondi. Fonte:La Stampa
Da questo Blog non siamo stati certo teneri con Fazio piuttosto che con Consorte e il caso Unipol-BNL. Ma se ci limitassimo a parlare di questo, commetteremmo l'errore di perdere di vista il sistema che ha permesso quanto è accaduto e, soprattutto, stava per accadere. Pochi forse hanno pensato a cosa avrebbe potuto succedere se l'operazione "sponsorizzata" da D'Alema fosse andata a termine. Ci pensate cosa poteva voler dire dare una banca in mano a Consorte?
Ma il problema vero, stavamo dicendo, è quello del sistema che permette questo sfacelo. Siamo ormai così pieni di corporazioni che tutelano i propri interessi (contro gli interessi del paese) che l'insieme di questi interessi sta spolpando il corpo del nostro Stato, quasi come un cancro con un essere umano. Esso lo divora per sopravvivere, senza pensare che quando il corpo morirà, esso morirà con lui. Per questo abbiamo bisogno di una chemioterapia liberale che farà sì male, ma almeno ci darà la speranza di poter uscire da un sistema Italia i cui benefici sono ristretti sempre ai soliti noti.
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alle 22:05
Nessie
Non si fermeranno, purtroppo. Questo sistema di corporazioni che erodono lo stato andrà avanti.Fallita la scalata di Unipol su BNL resta saldamente la Montepaschi, nella cui fondazione c'è il sindaco diessino Maurizio Cenni.Studieranno una "fusion" tra Siena e Bologna. E questo lo chiamano collateralismo? Non è affatto un fenomeno "laterale" o collaterale: è una linea diretta. Ciao Nessie