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Egitto:piovono Fatwe. Da radio, tv e perfino dai call center a pagamento. Le speranze di riforma

Davide Romano avatar Giovedì 5 Ottobre 2006, 01:56 in Arabica & islamica di Davide Romano

Beirut (AsiaNews) - Ciò che preoccupa di più i governi sono le fatwa della violenza, che hanno attinenza con la politica. Ma un segno della crisi dell’islam sono soprattutto le fatwa che vengono prodotte ogni giorno, per ogni aspetto della vita, soprattutto quella delle donne.

In Egitto – dove vi sono i mufti più fantasiosi e prolifici – ogni giornale, radio, televisione ha una rubrica o programma dedicato alle fatwa. Per due o tre volte alla settimana gli spettatori telefonano con le loro questioni e un mufti risponde alle loro domande. Al Cairo vi sono addirittura dei call-center che ti danno la possibilità di ricevere una fatwa seduta stante. È un vero e proprio business: da una parte vi sono specialisti delle fatwa e dall’altra vi è la gente che chiama. Ogni chiamata ha un prezzo maggiorato rispetto alla normale telefonata (anche 10 volte): una parte del ricavato va al businessman che organizza questo mercato religioso, e una parte va allo stesso mufti. (...) In Egitto baciarsi in pubblico è proibito. Chi lo fa, rischia di essere arrestato. Ma queste fatwa vanno oltre: influenzate dal radicalismo, i mufti proibiscono agli sposi perfino di baciarsi in privato. (...) In questi ultimi mesi mi sono divertito ad ascoltare le fatwa più curiose: “uno stiratore deve o non deve stirare i vestiti di una donna che normalmente non porta il velo islamico?”; “Se una donna esce dal bagno nuda e vi è un cane nell’appartamento, ha fatto qualcosa di lecito o illecito?”. Risposta: “Dipende dal cane. Se è un cane maschio, la donna ha compiuto qualcosa di illecito”.(...) Il problema che qui emerge non è tanto la morbosità delle domande e delle risposte, quanto la comune ignoranza del popolo, dei suoi imam e mufti. Nella gente c’è in effetti un grande desiderio di vivere secondo i dettami religiosi. Il punto è che questo ha generato uno stato di dipendenza quasi assoluta delle persone dai loro mufti. (...) a onor del vero, devo dire che anche nella Chiesa copta ortodossa vi è lo stesso pericolo. Ogni venerdì il Patriarca Shenouda III fa una lunga predica di un’ora. Mentre predica, le famiglie mandano a lui i bambini portando dei biglietti con sopra delle domande. Alla fine il Patriarca, ne sceglie alcuni e dà le risposte. I messaggi sono di tutti i tipi – per la verità non così ridicoli come quelli delle fatwa che ho elencato prima… Ma sono messaggi sulla vita morale: se è lecito andare al cinema; se è permesso camminare mano nella mano fra ragazzo e ragazza; se cantare la musica della radio è peccato; ecc. (...) Alla Mecca il problema è stato affrontato solo di striscio: davanti al dilagare delle fatwa e soprattutto di quelle sulla violenza, i governi si sono limitati a dire che non tutti devono pronunciare delle fatwa. Ma la vera radice del problema è la mancanza di profonda formazione degli imam, dei mufti e in genere degli “uomini di religione” come li chiamiamo noi arabi (rijāl al-dīn). Essendo loro ignoranti, rendono ignoranti anche le persone del popolo. Oltre al fatto che tanti mufti e imam si sono auto-proclamati tali.(...) la loro formazione è strettamente religiosa e islamica: essa si basa sullo studio della lingua araba, del Corano e dei detti del Profeta dell’islam. Ma qui, la parola “studio” significa: imparare a memoria il Corano; imparare a memoria migliaia di detti [i cosiddetti hadith, detti di Maometto]; imparare a memoria migliaia di fatwa, di risposte giuridiche.In seguito, basandosi su un detto di Maometto o su un commento di un dotto dei primi secoli, gli imam applicheranno ad una situazione presente qualche fatto o detto del passato, usando il principio dell’analogia(...) Ma anche per queste applicazioni, si usa la memorizzazione; lo sforzo di riflessione è quasi inesistente.


D’altra parte gli imam non ricevono alcuna vera formazione in sociologia, psicologia, letteratura fuori dall’orizzonte arabo. Spesso, al di fuori della lingua araba (o della loro lingua materna, più l’arabo) non conoscono nessun altra lingua. (...)Molti musulmani e personalità politiche riconoscono che i loro imam sono ignoranti e che la formazione che essi danno al popolo è davvero insoddisfacente. Così diversi Stati stanno riformulando nuove strutture educative. Un esempio interessante di formazione è quello varato dal Marocco, dove hanno iniziato addirittura una scuola per imam maschi e anche per le donne (che non si chiamano imām, ma murscidāt, “donne che guidano o consigliano”).

Ogni 6 mesi il Ministero degli Affari islamici del Marocco prende decine di uomini e donne e offre loro un periodo di formazione della durata di un anno.(...)Ma il fatto assolutamente nuovo è che essi frequentano anche corsi di scienze umane, psicologia, diritti umani e spiegazione della mudawwana, il nuovo diritto di famiglia varato due anni fa dal re del Marocco. Questa nuova mudawwana garantisce maggiore uguaglianza di diritti fra uomo e donna; ha suscitato molte proteste da parte dei fondamentalisti, ma resiste. I nuovi imam formati, uomini e donne, servono anche a diffonderne il valore e attuarlo.

Infatti, dopo 12 mesi di formazione, le donne in particolare sono mandate nelle moschee, nelle prigioni, negli ospedali, nelle scuole, nelle associazioni per parlare e predicare alle donne, ma non in modo esclusivo. È una specie di “femminilizzazione” dell’Islam che fa capire ai musulmani l’importanza della donna nel mondo islamico. Le prime valutazioni sull’esperimento sono tutte molto positive. Le murscidāt ricevono un salario dal governo, corrispondente a circa 450 euro che per il Marocco è un buon salario.Leggendo alcune interviste fatte a loro, si comprende che esse sono animate da uno spirito missionario, di voler far aprire gli occhi su un islam tutto aperto alla modernità. Questo esperimento del Marocco è uno dei più belli fra quelli proposti dagli Stati musulmani.(...) fonte:mal d'Egitto

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