La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Ha detto D'Alema, in un'intervista a L'Unità:«Quello che è accaduto a Beit Hanun è il tragico sbocco di una politica, di una scelta sbagliata che fonda la sicurezza di Israele sull´uso estremo della forza. C´è chi di fronte a questa tragedia parla di errore. Come un errore!», dice D´Alema riferendosi evidentemente alla giustificazione del primo ministro israeliano Olmert. Non un errore, ma il frutto di una scelta premeditata.
Stupisce, di questa dichiarazione del nostro ministro degli Esteri, l'unilateralità. Spaventa il fatto che non riesca a vedere la sofferenza dell'altra parte. Pare quasi che egli veda da un lato un popolo di agnellini, e dall'altra parte un governo che VUOLE e cerca stragi. Questo nonostante dai prati dove brucano gli agnellini, partano razzi contro i civili israeliani. Sembra quasi che per D'Alema esista non solo il diritto dei palestinesi ad un loro stato (sacrosanto), ma addirittura il diritto (da parte dei gruppi terroristici) a cercare e perseguire la morte degli israeliani. A loro non viene richiesto alcun contenimento, quasi che la violenza fosse legittima. I missili che quotidianamente colpiscono Israele, è come se facessero parte della normalità palestinese (il che risulta per certi versi offensivo verso i palestinesi pacifici). Tanto che a fronte dei 300 missili lanciati da Gaza dopo il disimpegno israeliano, il nostro governo non ha mai sentito la necessità di proporre una risoluzione all'Onu che condannasse tale politica di continua ricerca (questa sì, voluta) del massacro. E' invece la reazione di Israele a far scattare l'indignazione. Pare insomma che quello che al nostro ministro degli Esteri non pare normale, sia il fatto che il governo israeliano reagisca. Non so quale sarebbe la politica di D'Alema se fosse al posto del premier israeliano Olmert. Ma mi preoccupa il fatto che se il nostro paese fosse sottoposto a un bombardamento quotidiano il nostro ministro degli Esteri si rifiuterebbe di reagire, proponendo solo il dialogo. Dopo aver lasciato il territorio di Gaza in mano ai palestinesi, credo che un anno e mezzo di bombardamenti - invece che una concentrazione dei palestinesi nella ricostruzione del territorio appena ripreso in mano - farebbero reagire anche Ghandi.
Quello che però è più solare, è il pregiudizio. Mentre la premeditazione del governo israeliano nella strage di Beit Hanun è tutta da dimostrare (il governo israeliano organizza tante azioni per bloccare i lanci di missili, e per fortuna il più delle volte riesce a colpire solo i terroristi), è indubitabile che chi lancia i missili - lui sì - ha una precisa voglia di sangue. Di fronte a questo scenario, la scelta di D'Alema parla da sola: se da parte palestinese c'è una colpa accertata, dimenticala. Se sul governo israeliano c'è un dubbio di colpevolezza, accusalo.
Beit Hanun è solo l’ultimo della lista apri gli occhi e, sarà banale ma “occhio per occhi rende il mondo cieco”...
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alle 09:19
liberopensiero
Se i lanci di missili si fermassero, Israele non avrebbe motivo di entrare a Gaza per fermarli. Chiedo scusa per l'ovvietà.