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La rivincita di Bush si abbatte su Iraq, Iran, Libano e Palestina.

Davide Romano avatar Giovedì 21 Dicembre 2006, 09:04 in Usa Watch di Davide Romano

Dopo il pantano iracheno, Bush sembrava destinato a vedere la propria politica estera piegarsi lentamente alla "realpolitik". Tanto più a soli due anni dal termine della sua presidenza, quando il presidente USA viene generalmente visto come nella sua fase calante. Invece sembra abbia deciso di contrattaccare, probabilmente con le sue ragioni, che cercheremo di spiegare mettendo gli occhiali di Bush.

Iraq: Iniziamo col dire che la convinzione generale che il rapporto Baker avrebbe ammorbidito la politica di Bush verso il terrorismo - convinzione che abbiamo cercato di combattere da questo blog, inutilmente - è stata smentita. Bush anzi sembra prepararsi non a ritirare gradualmente le truppe dall'Irak, ma ad aumentarle. La dottrina Rumsfeld di un esercito "leggero", composto da un numero limitato di soldati in Iraq, non è più credibile dopo i risultati di questi anni. Bush decide quindi non di lasciare, ma di "raddoppiare".

Iran: dal punto di vista bushiano, la linea dura USA con l'Iran non rende vita facile a Ahmadinejad, che vede anche per questo la propria stella iniziare a tramontare (vedi risultati ultime elezioni). La linea morbida e multilaterale adottata invece dagli USA sulla questione del nucleare iraniano, che ha visto la delega all'Onu a trattare con Teheran, sta rivelandosi ai suoi occhi completamente fallita. L'Iran ce l'ha quasi fatta, ed è a un passo da diventare una potenza atomica. Forse il presidente Usa pensa a una fase 2 nelle trattative con Teheran sul nucleare: una fase fatta di poche parole e molto unilateralismo.

Siria: proprio ieri sera gli USA hanno dovuto ammettere di finanziare l'opposizione siriana (e altre in giro per il medio oriente, sicuramente l'Iran). Un altro esempio di come la dottrina Bush non sia solo fatta di forza bruta, come credono gli osservatori più superficiali. Ora Bush vuole mettere Assad con le spalle al muro, facendolo scegliere tra la carota (apertura di nuovi rapporti, peraltro appena proposti dal giovane dittatore, che potrebbero far pensare a un ripensamento del regime) e il bastone di sanzioni più dure. Bush non tollera più le ingerenze siriane in Libano, e con lui la Lega Araba.

Palestina: la linea dura USA che prevede l'isolamento del governo di Hamas sembra dare i suoi frutti. Il governo palestinese sembra imballato, e la sua sopravvivenza ad alto rischio. Ormai la strada sembra segnata: o Hamas si piega, o dovrà vedersela con Fatah e i suoi alleati Usa ed Europa. Un segnale anche alla Siria che continua a ospitare a Damasco i gruppi palestinesi più oltranzisti.

Libano: la linea pro-governo Siniora sembra per ora pagare. Hezbollah è incavolata nera a causa dell'appoggio di Siniora all'inchiesta internazionale sull'omicidio di Hariri, e la Lega Araba intera sembra schierarsi con il governo libanese (essendo la Lega Araba sunnita, il timore di un Libano in mano agli sciiti di Hezbollah inizia a preoccupare le capitali arabe). L'unica incognita è cosa potrebbero fare gli USA militarmente se Hezbollah scatenasse una guerra civile.

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6 commenti
6
23 Dic 2006
alle 16:47

marcojp

Leggere che Bush vuole "raddoppiare" i marines in Iraq mi rammenta gli ultimi giorni di Hitler, quando dal bunker chiamava alle armi i teenagers. Ma non si accorge quella testa di minchia che ha portato gli USA sull'orlo del collasso? Invece di pensare a riordinare casa sua, con un deficit astronomico e con la crescente dipendenza da nazioni ostili per i rifornimenti di materie prime ed energetiche, nonché di prodotti finiti, col dollaro che rotola lungo una china sempre più inclinata, 'sto guerrafondaio vuole aumentare le già insostenibili spese militari in Iraq. Gli americani dovrebbero mandare via a calci lui e i suoi corrotti complici nell'amministrazione pubblica, appellandosi alla loro Costituzione (che proibisce l'uso di carta moneta, gli unici strumenti di riferimento validi essendo l'oro e l'argendo) e rileggendosi la Dichiarazione d'Indipendenza, laddove recita "But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same object,
evinces a design to reduce them under absolute despotism, it is their right, it is their duty, to
throw off such government, and to provide new guards
for their future security.” Non v'è alcun dubbio che i due mandati di Bush siano stati e siano all'insegna del despotismo, economico, politico, militare e sociale. Comunque, non invidio (più) il popolo americano: giorni bui l'attendono, dopo lo sfacelo della presente amministrazione. E Bush ne sarà l'immagine più eloquente

5
23 Dic 2006
alle 12:38

Voltaire 2001

A me sembra che Bush abbia ben poco da cantar vittoria: ha voluto a tutti i costi fare la guerra all’Iraq, però ha mandato un numero di truppe insufficiente per vincerla. E i servizi segreti americani non riescono a catturare Bin Laden né altri terroristi come lui. Spero che non abbia intenzione di attaccare anche l’Iran perché sarebbe davvero la terza guerra mondiale, con Russia, Cina e terroristi arabi alleati contro l’Occidente.

Non sono antiamericano, non lo sono mai stato, ma devo riconoscere che da quando c’è Bush alla Casa Bianca gli Stati Uniti non mi sono più molto simpatici…

Tuttavia, gli USA restano la più grande democrazia del mondo. Non lasciamoci ingannare dalle apparenze: a parte l’Europa, che è un’isola felice, tutto il resto del mondo è governato da dittature militari o da demagoghi del c…o (nel caso di Chavez o Fidel Castro, da tutte e due le cose).

Speriamo che il periodo di Bush finisca senza conseguenze. Speriamo che il prossimo presidente metta fine alle guerre e alle spese militari, risanando il bilancio federale. Speriamo, soprattutto, che si ricominci ad investire in nuove tecnologie, come è stato fatto, per esempio, sia ai tempi di Kennedy che in quelli di Clinton.

La scoperta di nuove fonti energetiche, rinnovabili e ecologicamente sostenibili, è l’unica arma che abbiamo per sconfiggere il terrorismo e i mali che sono alla sua radice.


4
22 Dic 2006
alle 18:59

Michele T.

Bello, questo blog, mi piace che sia un punto di raduno per i fuori di testa.

Ma qui vi lavate il cervello il cervello tutte le mattine con la candeggina televisiva?

3
22 Dic 2006
alle 02:25

Lorenzo

Impressionante raccolta di superficialità. Non è un commento, è un riassunto dei tratti principali della linea "dura". Adottandola gli USA puntano a realizzare il loro progetto di dominio mondiale, ma rischiano di "scoprire" la propria debolezza sia economica (deindustrializzazione galoppante, bilancia dei pagamenti, dollaro supervalutato) che militare (esercito sovradimensionato per difendere il Paese, ma inadeguato a tenere in pugno vaste regioni del pianeta). La scelta dello scontro può infiammare l'intero Medioriente radicalizzando le masse arabe e trasformandolo in un gigantesco Iraq: quando guerra ed insurrezione si saranno propagate a Palestina, Siria e Iran, quando Russia e Cina, scoprendo la debolezza dell'America e dei suoi satelliti, interverranno a difendere i propri interessi, sarà la volta della terza guerra mondiale. Questa trascinerà nella rovina l'occidente plutocratico e decadente, e restituirà a centiana di milioni di persone la dignità della miseria e della disperazione.

2
22 Dic 2006
alle 02:08

jim

il problema vero di Bush sono i media ed i liberal che hanno deciso di perdere come in Vietnam

1
21 Dic 2006
alle 16:22

Alexis

osservazioni interessanti...

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