La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Pinochet è stato un dittatore sanguinario, e il coro di soddisfazione seguito alla notizia della sua morte ne è un'apparentemente giusta testimonianza. C'è però qualcosa che non torna. Non tutti quelli che festeggiano la morte dell'ex dittatore sono così coerenti. Cos'era Pinochet? Un Hitler? Uno Stalin? Un Castro? Un Saddam? Dai criminali appena citati lo differenziano sostanzialmente due fatti: permise il ritorno alla democrazia (dopo averla stroncata nel sangue lui stesso) nel proprio paese, e fece una riforma dell'economia cilena che ancora oggi fa del suo paese un modello per il continente sudamericano. Questo lo giustifica in qualche maniera? assolutamente no. La condanna della persona resta. Almeno da parte mia, l'idea delle migliaia di uccisioni, delle decine di migliaia di torture non può che rendermelo odiato. E così come non riesco a mobilitarmi per la condanna a morte di Saddam, allo stesso modo non riesco a piangere una lacrima neppure per la morte dell'ex dittatore cileno. Ma non sono in buona compagnia. Con me a non piangere per la morte di Pinochet ci sono tante persone che per esempio non provano lo stesso disprezzo per la dittatura cinese. Eppure il presidente Hu Jintao non è così diverso da Pinochet, anzi. Sta portando la Cina a un'economia liberista, risanandola dai disastri del comunismo. Però, al contrario di Pinochet, il regime di Pechino non sembra avere alcuna intenzione di andare verso la democrazia. In quanto a numero di morti e di torturati, il paragone tra il regime cinese (dove ci sono anche gli schiavi, i bambini sfruttati, i gulag) e quello cileno non regge. Hu Jintao "vince" a mani basse. Eppure siamo tutti lì pronti ad andare in Cina a fare affari, addirittura il nostro governo vuole levare l'embargo sulle armi che colpisce il governo cinese. Ma perchè Jintao, che è un Pinochet moltiplicato per mille, non raccoglie lo stesso odio del defunto dittatore cileno? I motivi sono diversi, proverò a elencarli: 1) La Cina è una potenza. E di fronte al potere, tendono tutti ad abbassare un po' la testa. 2) Pinochet era un dittatore di destra: e anche se ha ucciso molto meno di Mao Tse Tung, il fatto di essere "targato" come di destra rappresenta un aggravante. Come se ci fosse differenza tra fucilazioni fatte da dittatori di destra e quelle fatte da dittatori di sinistra. Come se a una donna cambiasse qualcosa essere torturata e stuprata da un soldato di un regime militare o di uno comunista. 3) Pinochet era un amico degli USA. Questa amicizia, insieme al fatto di essere un ditatore di destra, lo rende agli occhi di molti, davvero inrrecuperabile. Jintao invece - come Mao - non è considerato amico degli USA. Per questo gode di uno "sconto" corposo da parte degli indignati ideologici. Non si spiega altrimenti l'indignazione anti-Pinochet di chi, nel frattempo, non diceva nulla di quella prigione a cielo aperto che era anche l'URSS.
Insomma, per dirla tutta, la Cina sta seguendo il modello Pinochet: con la differenza che Pechino perpetra più massacri, e la riforma dell'economia non è altrettanto efficace di quella del dittatore cileno. Perchè allora jintao viene rispettato (da molti, non certo da me) e Pinochet demonizzato?
x Return: chi ha detto che "Pinochet aveva intenzione di andare verso la democrazia?". Ho scritto e ribadisco "permise il ritorno alla democrazia (dopo averla stroncata nel sangue lui stesso)". E' ben diverso.
Sulle intenzioni (e con i se e i ma) si possono fare disquisizioni all'infinito (e sono d'accordo con te che in condizioni mutate probabilmente non avrebbe concesso la democrazia, anche se non possiamo dinmostrarlo). Così come è un fatto che Castro promise la democrazia poco dopo essere andato al potere, ma non l'ha mai concessa.
Pinochet aveva intenzione di andare verso la democrazia? Questa dove l'hai letta, sul WSJ? Indisse un referendum/plebiscito (tipica forma democratica) che era strasicuro di vincere e invece perse. Certo a quel punto accettò la volontà popolare. Ma qualcosa mi dice che se la guerra fredda non fosse stata praticamente conclusa, in quel 1988, don Augusto non avrebbe esitato a usare ancora una volta i carrarmati. Ma i tempi erano cambiati: nessuno l'avrebbe difeso, non serviva più. Sicché si accontentò, democraticamente, di restare a capo delle foze armate, dell'impunità e dei denari.
Purtroppo la storia insegna che non tutti i morti sono uguali e solo alcuni possono godere della pietà popolare. Basti pensare che in Italia, dopo 60 anni, si ricordano giustamente gli eccidi perpetrati dai nazi-fascisti, ma quando si tratta di parlare di quelli commessi dai partigiani, si stende un velo ipocrita e si tace, si nasconde la verità. Come se quelle dei secondi fossero delle morti accettabili e giustificabili.
Lui e gli amichetti si potrebbero essere spartiti, a quanto pare, 27 milioni di dollari. I vantaggi in termini di crescita del potere d'acquisto di tutti gli strati della popolazione cilena si misurano in miliardi. Quando non si sanno contare gli zeri, si dovrebbe esercitare maggiore discrezione.
Giustissimo. Ti linko sul mio blog, visto che è proprio quello che volevo scrivere io. Complimenti!
E' vero quello che dici. Infatti si fece consigliare dai Chicago boys, vicini alle idee di Friedman, facendo gridare al miracolo economico cileno. Peccato però che tutti i guadagni se li spartivano lui e suoi amichetti, lasciando il popolo cileno nella povertà e nell'ignoranza.
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Tu l'hai detto: "al contrario di Pinochet, il regime di Pechino non sembra avere alcuna intenzione di andare verso la democrazia". Questa frase è inequivoca. Mentre è equivoco quel "permise", proprio perché incorpora un'interpretazione illecita (secondo le tue stesse premesse) dell'accaduto. Illecito, sono d'accordo anch'io, giacché una volta accettata dovremmo concedere che i partiti comunisti di Ungheria Cecoslovacchia Polonia abbiano voluto ("permesso" dopo averla stroncata nel sangue loro stessi) il ritorno alla democrazia. Cosa evidentemente non vera.