La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Che la guerra in Libano ci sarà, è ormai un dato tristemente acquisito. Bisogna ora vedere quale scoppierà per prima: quella tra i partiti libanesi o quella tra Hezbollah e Israele?
Sulla prima ipotesi, basta leggere la denuncia del patriarca maronita Sfeir che ha denunciato la corsa alle armi da parte dei partiti politici, che ricorda i tristi anni della guerra civile (1975-1990) – “dai quali poco si è imparato” - e la necessità che l’opposizione “liberi” il centro di Beirut, dove dal primo dicembre si tiene un sit-in che sta bloccando tutte le attività economiche (...) "una situazione critica più che mai".
Sulla seconda ipotesi, invece, basta leggere le continue lamentele di Israele (confermate dalle affermazioni del leader di Hezbollah che rivendica il diritto a contrabbandare armi), che denunciano l'inedia dei cashi blu di fronte alla ricostituzione dell'arsenale militare di Hezbollah con la collaborazione di Iran e Siria.
Se è vero che non esistono guerre senza armi, oggi le armi ci sono (vedi anche qui). Se l'Onu e il governo libanese non sono in grado di fermare il riarmo di Hezbollah, sarà guerra. Nei tempi e nei modi scelti da Teheran, con ogni probabilità. Magari per distrarre l'attenzione del mondo dal nucleare iraniano. Ma ormai il conto alla rovescia è arrivato. A conferma che per fermare i cattivi, non sono sufficienti le interposizioni passive. Le squadracce armate nel mondo reale non si disarmano col sorriso, ma con l'autorità (o fornendogli comunque alternative valide).
Per come è configurata la missione Unifil a questo punto, o si cambia la missione o tanto vale tornare a casa. Credo ormai abbia ragione Cossiga, e torto D'Alema, Olmert e Siniora che hanno accettato la sospensione della guerra a queste (non)condizioni.
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