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Elezioni francesi: il segreto di Sarkozy.

Davide Romano avatar Lunedì 23 Aprile 2007, 09:02 in Europa di Davide Romano

Del primo turno delle elezioni francesi c'è un dato da sottolineare, in positivo. La sconfitta di Le Pen. Un capolavoro politico di Sarkozy, che è riuscito a rassicurare quei francesi che votavano il leader fascista francese. Ci è riuscito grazie a una politica opposta a quella che ha sempre fatto Chirac, che puntava invece al centro, snobbando l'elettorato di destra. Così facendo lasciava un ampio spazio alla sua destra, "aiutando" il leader del Fronte Nazionale a racimolare quasi il 20% dei voti alle scorse elezioni. Ieri, invece, "solo" il 10% dei francesi ha optato per il leader xenofobo. Questo dà ragione alla battuta di Sarkozy, che negli scorsi giorni aveva detto: "un elettore del partito di Le Pen è un gollista a cui è stata rubata la macchina due volte". L'elettorato - di destra come di sinistra - vuole solo essere rassicurato da persone credibili. Sarkozy l'ha fatto.

Ma il leader della destra francese non è di estrema destra, tutt'altro. Crede nei diritti umani, non a caso è appoggiato da personaggi autorevolissimi - storicamente militanti dei dirittti umani - come  André Glucksmann o la sopravvissuta ai campi di sterminio Simone Weil. A proposito, perchè da noi non c'è uno straccio di filosofo (a parte Adriano Sofri) che lotti contro le dittature, attaccando anche direttamente la politica sostanzialmente menefreghista della nostra classe politica? Va beh, meglio lasciar perdere.

Torniamo alla Francia, e iniziamo col dire che è un paese che per certi versi fa paura. Al di là della sconfitta di Le Pen infatti, resta un 10% di voti fascistoidi che rappresentano lo "zoccolo duro". Non è poco, anzi. E' una base di partenza inquietante, da cui periodicamente è lecito - come abbiamo visto nel 2002 con l'exploit di Le Pen che prese il 17% - aspettarsi sorprese. Purtroppo, contrariamente all'Italia, nel paese transalpino c'è una vera e propria cultura fascista. Mi è capitato a Parigi di entrare in intere librerie dove c'erano solo volumi neo-nazisti (alla faccia del trittico libertè egalitè fraternitè). Cosa che in Italia è difficilissimo da trovare. Ma non c'è solo fascismo, c'è anche tanto antiamericanismo, antisemitismo e antiliberalismo (provate a chiedere a Segolene Royal se è liberale. Vi risponderà con quella faccia schifata che solo i francesi sanno fare).

Per questo Sarkozy è un politico molto particolare per Parigi: non è sciovinista, nè anti-americano, non è anti-liberale e non è neppure filo-dittature arabe o anti-Israele. Per la Francia, una quasi-rivoluzione. Di tutti i candidati, è certo quello più di rottura con la classica politica francese. Vederlo al governo - se vincerà - sarà davvero interessante. Anche perchè se dovesse vincere, sarà curioso vedere come farà a condurre una politica liberale in un paese che non lo è. Una sfida al cuore della Republique.

P.S.

devo anche aggiungere che - per dovere di completezza -  la Francia è sì sciovinista, ma anche patriottica. I francesi, contrariamente agli italiani, hanno il senso e la fierezza di essere francesi. Hanno uno Stato che funziona, contrariamente a noi. Insomma, tra Italia e Francia abbiamo i due estremi: troppo poco patriottismo da un lato (che può sfociare in anarchia e individualismo), e troppo patriottimo dall'altro(che può sfociare in sciovinismo). Troppa poco laicità a Roma e troppa laicità a Parigi. Saremo cugini, ma quanto siamo diversi.... 

 

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2 commenti
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23 Apr 2007
alle 16:06

alex marra

Sì, in Francia la parola "libérale" è praticamente un insulto (tra l'altro, vuol dire anche "liberista"). In ogni caso, non bisogna pronunciarla in società.

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23 Apr 2007
alle 14:48

Davide

Simone Weil? Posto che e' morta nel 1943, dubito in ogni caso che avrebbe potuto sostenere Sarkozy.

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