Conferenza famiglie: Bindi esclude gay. Scelta ideologica?
Pubblicato da Davide Romano alle 08:52 in Current Affairs
Prima di tutto, i fatti: il ministro Bindi organizza la Conferenza Nazionale della Famiglia nei giorni 24, 25 e 26 maggio "sulle politiche a favore della Famiglia e sulle misure e gli interventi concernenti le problematiche familiari, la situazione demografica, il sostegno alla genitorialita', la denatalita', l'invecchiamento della popolazione, la tutela dei minori e degli anziani, le politiche di conciliazione fra lavoro e famiglia e le forme di aiuto pubblico alle famiglie." (vedi qui).
Una conferenza dai propositi più che nobili. I problemi elencati sono infatti urgenti e gravemente irrisolti poichè non affrontati negli scorsi decenni. Per questo c'è bisogno delle intelligenze di tutti gli attori coinvolti. Se si vuole quindi trovare una soluzione, non si capisce perchè Rosy Bindi voglia escludere le associazioni omosessuali da tale conferenza. Magari proprio da una di esse potrebbe venire una proposta risolutiva. Una conferenza è fatta per ascoltare, e chi vi partecipa porta il proprio contributo di intelligenza, non di altro. Se mi pare legittimo che il ministro - in base ai suoi principi - voglia riconoscere solo le coppie eterosessuali, non vedo cosa c'entri questo con la partecipazione ad un dibattito. Un conto è il loro riconoscimento giuridico - su cui ci si può anche dividere - un altro è quello della loro legittimazione ad esprimere un parere. Forse che i gay non hanno nulla da dire in quanto gay? Sarebbe curioso sostenerlo.
Certo, posso capire che si tenda a considerare famiglia solo quella canonica, formata da due genitori sposati e almeno un figlio. Ma, domando io, è più famiglia una coppia sposata senza figli o un bisex (come Alessandro Cecchi Paone) con figlio? Qui tocchiamo il punto vero. Quando si parla di famiglia, in realtà pensiamo tutti ai bambini, la parte più debole. Quella che ha bisogno di tutela. Per questo se un bambino nasce da una coppia sposata o da una coppia di fatto non dovrebbe essere importante. L'importante è che il bambino sia tutelato, giuridicamente ed economicamente. Non commettiamo l'errore di metterci a parlare solo del concetto di famiglia, dimenticando i bambini (e gli anziani). Si rischia di deviare nell'ideologia, dimenticando il bene dei bimbi.
Cerchiamo invece di essere concreti, e di partire dal bene dei bambini. Una volta nato, un figlio deve ricevere aiuti, poco importa cosa siano i suoi genitori: bianchi, neri, eterosessuali sposati o conviventi. Cerchiamo di non farci distrarre dai nominalismi e pensiamo sempre al bene dei figli. Per questo dico: chiunque possa portare un contributo di idee alla conferenza della Famiglia deve essere benvenuto. Lasciamo perdere il riconoscimento giuridico delle coppie gay, non è questo di cui si discute. Qui si parla di idee, e finchè non mi si spiegherà perchè un'associazione gay non possa dare il proprio contributo positivo, mi rifiuto di accettare la scelta del ministro Bindi.







1. mauro, Martedì 8 Maggio 2007 ore 11:36
"Lasciamo perdere il riconoscimento giuridico delle coppie gay, non è questo di cui si discute."
Il problema è che le associazioni dei Gay sempre lì vanno a parare. E' il loro chiodo fisso. C'è poco da fare. Esistono per quello.
Come faceva notare Bernardo tempo fa:
La battaglia di gay e lesbiche non è tanto contro una discriminazione che di fatto non esiste ma per la normalizzazione culturale.
2. raffaello, Martedì 8 Maggio 2007 ore 11:58
Caro Mauro,
sono d'accordo con te; gli omosessuali cercano con accanimento una riconoscernza sociale della loro scelta estrema;
3. l'Occidentale, Martedì 8 Maggio 2007 ore 13:06
Anche l'Occidentale si è occupato delle dichiarazioni della Bindi che tanto clamore hanni suscitato.. In particolare se ne è occupata Cristiana Vivenzio con un bell'articolo sul colpo al cerchio e alla botte della ministra.. Davvero interessante!!!
http://www.loccidentale.it/node/1850
4. liberopensiero, Martedì 8 Maggio 2007 ore 13:48
E' legittimo che i gay cerchino un loro riconoscimento sociale. Le beffe di cui ancora oggi sono oggetto parlano a loro favore. Ma al di là di questa legittimazione, siamo sicuri che non abbiano proprio null'altro da dire sulla solitudine, sull'abbandono, sulla mancanza di dialogo con i genitori e sul sentirsi inadatti di fronte alla crudele uniformità della mentalità adolescenziale?
5. PIGU, Martedì 8 Maggio 2007 ore 16:38
Appunto: quello che potrebbero dire è che la famiglia naturale non è sempre il migliore dei posti possibili in cui crescere, anzi spesso ne sono dimostrazione (se no ci sono sempre le cronache di infanticidi e pedofilia, spesso in ambito famigliare, e le statistiche sulle molestie sessuali, quasi sempre in ambito famigliare). Il contributo che potrebbero portare credo si conosca già, e proprio per questo che non gli si chiede mai nulla... relegandoli alla sfera della devianza dalla quale provengono (che molti potrebbero chiamare famiglia naturale).
6. Davide, Mercoledì 9 Maggio 2007 ore 00:21
Interessante la presa di posizione del rabbino Di Segni sulle unioni omosessuali. Attendo un tuo commento "laico".
7. liberopensiero, Mercoledì 9 Maggio 2007 ore 10:45
x Davide: buona idea. Domani
8. Fabio Fabio, Mercoledì 9 Maggio 2007 ore 11:49
E' incredibile quanto sembri impossibile, quando si parla di gay, definire cio' che e' pertinente e cio' che non lo e'.
Non vedo differenze tra come i preti trattano i dogmi e come i radicali trattano certi temi.
LEGGETE I POST PREGO. E scoprite che NON CI SI VUOLE ACCORDARE sulle parole. E allora cosa chiacchierate a fare nel merito? Avete tanto tempo da perdere eh, (quelli pro e quelli contro, siete uguali). Finche' non si fa chiarezza su cosa si discute, fate solo ARIA FRITTA.
Bravi