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Libano-Palestina: un disastro le soluzioni dalemiane. Eppure il leader DS continua a predicare...

Davide Romano avatar Lunedì 21 Maggio 2007, 08:48 in Arabica & islamica di Davide Romano

Mai come in questi giorni la politica estera di D'Alema mostra tutti i suoi limiti, tanto in Palestina quanto in Libano. La guerra civile tra Al-Fatah e Hamas ha già causato 50 morti negli ultimi 10 giorni. Una guerra tra due fazioni che stanno governando insieme, come auspicato dal nostro ministro degli esteri. Per D'Alema infatti non è importante se chi viene eletto crea una propria milizia che terrorizza la popolazione e si fa giustizia da sè. No, per lui l'importante è che si sia eletti, come se l'elezione fosse un'unzione di Dio che renda santi anche i peggiori gangster. Ora, per coerenza, il presidente dei DS dovrebbe anche schierarsi con Hamas contro Fatah, visto che è stata Hamas a vincere le elezioni.....curioso invece che non riesca a schierarsi tra le due fazioni, sapendosela prendere solo con Israele (invece che rigraziarlo per la pazienza dimostrata sinora), perchè reagisce solo dopo aver subito centinaia di attacchi missilistici sul proprio suolo.

Anche in Libano gli scontri hanno portato ad un bilancio di 50 morti. Se ci fosse stato di mezzo lo zampino di Israele, inutile dire come il mondo intero starebbe parlando di "massacro". Ma, si sa, in Palestina come in Libano, se i morti non sono imputabili a Israele non c'è gusto.... Ma torniamo al Libano, dove da un anno D'Alema parla di unità ed elogia - e noi con lui - il dispiegamento dei soldati italiani al confine con Israele da un lato, ma difende anche Hezbollah in quanto, come dice lui "rappresenta una buona parte della popolazione". Anche qui la miopia dalemiana è inquietante. Se il dispiegamento dei soldati italiani con il casco blu dell'Onu è servita sì a fermare il conflitto tra Israele ed Hezbollah, vi è anche da riconoscere come ormai tutti ammettano (Onu compresa) che Hezbollah si è riarmato sotto agli occhi dell'Onu. E solitamente Hezbolah non si riarma per gioco, ma con un preciso obiettivo: la guerra. Contro Israele o contro il legittimo governo libanese? è solo questione di tempo, e lo scopriremo. Nel frattempo in Libano si torna a sparare, e del coinvogimento della Siria alla pacificazione del paese dei cedri (come evocato da D'alema) non se ne percepisce neppure l'ombra, anzi. Se in Libano il governo non può dare l'ok al tribunale Onu per giudicare l'assassinio del primo ministro Hariri è perchè Hezbollah (parte del blocco pro-siriano) non lo permette. Il paese è insomma bloccato, con un presidente della repubblica che non riconosce la legittimità del governo, e viceversa. E' ovvio che in una situazione di blocco come questa i gruppi terroristici abbiano maggiori opportunità di inserirsi, grazie ad un governo centrale debole.

Insomma, o in entrambi i paesi si costruisce un governo che detenga il monopolio della forza, spazzando via le milizie armate, o qualsiasi tentativo di pacificazione sarà destinato al disastro.

Questo è il risultato degli appelli all'unità dalemiani, tanto in Libano quanto in Palestina. non è con l'unità che si risolvono i conflitti, ma con l'imposizione della legge. Senza, c'è solo la jungla. O la guerra civile

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