La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Che in Libano i terroristi di Hezbollah (che provocarono la guerra con Israele la scorsa estate) si stiano riarmando è cosa che sanno tutti. Perfino l'Onu nel recente rapporto (7 maggio 2007) del segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon sull'attuazione della risoluzione Onu 1559 - che esige il disarmo delle milizie in Libano - la dice lunga sul riarmo di Hezbollah. Moon scrive nel rapporto: «Ho ricevuto informazioni da Israele sul traffico d'armi. Tali informazioni sono dettagliate e sostanziali, come descritto nel mio recente rapporto. In più, ho ricevuto rapporti da altri stati membri che dettagliano il trasferimento illegale di armi. Secondo tali rapporti, alcune armi prodotte fuori dalle regioni arrivano attraverso paesi terzi e sono portate clandestinamente in Libano attraverso il confine siro-libanese». Inoltre, Ban-ki-Moon ricorda una serie puntuale di violazioni riportate dai notiziari internazionali, denunciate dal governo libanese, registrate e documentate dal governo israeliano, dall'Unifil e da paesi terzi, e in alcuni casi persino ammesse da Hezbollah. Al punto dall'aver inviato un team di esperti per verificare la situazione.
Nonostante tutte queste evidenze, il ministro della Difesa ha detto la settimana scorsa a La7 che il riarmo «non risulta o almeno non in termini tali da modificare la linea di condotta dell'Onu». Parisi va oltre, affermando come «l'efficacia dell'azione della missione Unifil garantisce una tregua che dura da un anno». La tregua prima della tempesta, aggiungiamo noi.
Nonostante la violenza in corso nel Nord del Libano, Parisi afferma che «la situazione nel Libano del sud non deriva dagli Hezbollah ma da soggetti provenienti dall'estero e presenti nei campi palestinesi riconducibili sia ai sunniti che agli sciiti».
Il Libano in fondo confina soltanto con due paesi, Israele e la Siria. Difficile ricondurre Israele a «sciiti e sunniti»; resta la Siria, che ha ottimi motivi per riarmare Hezbollah per conto dell'Iran. Del resto, per chiara ammissione delle stesse Nazioni Unite, le uniche infrazioni riguardanti il traffico d'armi delle risoluzioni Onu 1559,1680 e 1701 provengono dalla Siria. Visti gli scontri in corso tra esercito libanese e l'organizzazione palestinese Fatah-al-Islam nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared, nel nord del paese, vien da chiedersi chi ci sia dietro a questa violenza, visto che le loro armi non possono essere arrivate da Israele e quindi evidentemente devono venire dalla Siria. Non solamente la vicinanza geografica con il confine siriano, il consistente contingente di miliziani stranieri nelle file palestinesi e la presenza di intelligence siriano indicano come i guai di Nahr el-Bared arrivino probabilmente dalla Siria. La Siria ha ottime ragioni per fomentare caos e violenza in Libano. Per la Siria rimane un obiettivo primario impedire il tribunale internazionale sull'assassinio del premier libanese Rafiq Hariri, anche se dovesse costare al Libano una guerra civile. E una guerra potrebbe essere in definitiva l'unico mezzo per spodestare un governo, quello di Fouad Seniora, determinato a far approvare il tribunale dal parlamento, dove ancora gode della maggioranza.
Gentile ministro Parisi: non è facendo finta di non vedere la guerra che si prepara che si può evitarla. Non ha mai sentito dire che il primo passo per risolvere un problema è riconoscerlo? Inizi allora a riconoscere il ruolo della Siria nelle violenze libanesi, l'equidistanza tra aggressore e aggredito è una delle peggiori forme di viltà.
P.S.
parte del testo è tratto da un articolo di Emanuele Ottolenghi
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