La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Interessante articolo tratto da Il Foglio, che spiega come se non una svolta, in Iraq è in atto almeno una "svoltina". Anche giornali di sinistra come il New York Times hanno riconosciuto alcuni miglioramenti. Mi domando solo a che punto saremmo adesso se Bush si fosse svegliato prima a chiamare il generale Petraeus. Quante vite irachene e americane si sarebbero risparmiate? Comunque sia, a noi comuni mortali non resta che pregare o incrociare le dita (a seconda dei gusti) e sperare che il massacro in Iraq stia (lentamente, purtroppo) spegnendosi.
Il recente rapporto del Gao, l’ufficio di controllo del Congresso, ha fotografato le incapacità politiche di Baghdad, sebbene la sua valutazione sia stata criticata dall’Amministrazione. Il Gao è stato costretto a cambiare il rapporto, fino a concedere che 7 dei 18 obiettivi che il Congresso aveva imposto a Baghdad sono stati interamente o in parte rispettati (nella prima versione erano soltanto 3, mentre per il Pentagono sono 10, più due ancora troppo presto per essere giudicati).
A livello locale, però, la situazione è cambiata radicalmente: le zone sunnite, un tempo guidate dalla guerriglia o da al Qaida, si sono schierate con gli americani, anzi si fidano più degli americani che del governo iracheno. Le ragioni sono due. Le tribù hanno visto i jihadisti all’opera, si sono ribellate e hanno chiesto l’aiuto dei marine.
(...) Dopo aver ascoltato tutte le relazioni e i rapporti, la parola passerà al Congresso. Ad agosto i leader del Partito democratico sono andati in vacanza convinti che a settembre sarebbero riusciti a cambiare rotta in Iraq. I progressi sul campo hanno ribaltato la prospettiva. Il leader Harry Reid, a luglio, aveva rifiutato ogni ipotesi di compromesso, ora va dicendo che “non è detto che la nostra posizione sia l’unica possibile”. Fuor dal politichese, ora i democratici sono pronti ad andare incontro ai repubblicani, magari con un testo che inviti al ritiro, ma senza una scadenza fissa. L’opinione pubblica, intanto, crede di nuovo che la guerra non sia affatto persa, anzi che ora si possa vincere. Gli articoli degli inviati in Iraq dei grandi giornali liberal confermano la nuova tendenza. Il tg della Cbs in questi giorni trasmette in diretta dall’Iraq e gli splendidi servizi di Katie Couric raccontano il cambiamento di clima a Falluja e altrove: “I progressi sono reali”.
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