Dispiacere totale: è morto Liedholm, il socialdemocratico del calcio
Pubblicato da Davide Romano alle 09:04 in Current Affairs
Faccio un'eccezione alla norma e oggi parlo di calcio. Un dovere che sento di adempiere perchè è morto un grande del calcio: Niels Liedholm. Un ottimo calciatore prima, ma fu nel calcio che seppe innovare di più. Come calciatore giocò nella serie A svedese per poi essere acquistato dal Milan, con cui vinse 4 scudetti e 2 coppe latine. Vinse anche una medaglia d'oro con la nazionale svedese ale olimpiadi del 1948, squadra con cui disputò anche una finale mondiale storica: Brasile-Svezia 5-2. Al proposito, in un'intervista, disse: La mia partita migliore è stata la finale del '58 contro il Brasile"; "Ma signor Liedholm, avete perso 5 a 2!", ribattè il cronista; "Sì, ma io sono uscito sull'1 a 0 per noi".
Ma fu come allenatore che a mio parere diede il meglio di sè, importando in Italia il gioco a zona da un lato, e il "mantenimento della palla" dall'altro. Se il primo era uno schema innovativo per l'epoca, e che sapeva di "socialdemocrazia" poichè partiva dal principio che i giocatori sono tutti uguali: cioè che le marcature "a uomo" fossero superate poichè non erano importanti le caratteristiche dell'avversario, ma lo era di più il modo con cui ci si schierava in campo.
L'altro concetto base dell'allenatore svedese era il "tenere la palla". Tradotto in soldoni, la squadra doveva tenere la palla a tutti i costi (anche quello di annoiare, non raro) fino a quando non si apriva una possibilità concreta di fare goal. Così facendo, per certi versi l'avversario (e lo spettatore) veniva "addormentato". E comunque i rischi di prendere goal erano pochi (visto che il numero di azioni di attacco e di difesa calavano notevolmente). L'emulo di Liedholm nel tennis, per capirci, era Bjorn Borg. Terribilmente noioso (certo più del calcio di Liedholm), con il suo costante ributtare la palla oltre la rete, nell'attesa dell'errore dell'avversario. Niente fantasia, niente spettacolo. Socialdemocratico anni '70, insomma. Un caro saluto, Niels. Nonostante le divergenze "ideologico-calcistiche", ci mancherai. E tanto.







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