La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Oggi a Roma si riuniscono i dissidenti delle dittature islamiche. Sono le fotocopie dei dissidenti sovietici degli anni '70 e '80. Non è un caso se tra loro ci sono i Natan Sharansky (tra i più eroici oppositori dell’Unione Sovietica, per anni prigioniero nei gulag) ed i Vaclav Havel (il padre della rivoluzione democratica dell’89 e primo presidente della Repubblica Ceca post-comunista). La battaglia, in fondo, è la stessa. La solitudine, pure. Se non maggiore.
La Conferenza internazionale di Roma si intitola “Combattere per la Democrazia nel mondo islamico” - ed è promossa dalle fondazioni Magna Carta, Fare Futuro e Craxi, dall’associazione Appuntamento a Gerusalemme e dall’Adelson Institute-Shalem Center. Come avrete notato, tutt'altro che nomi altisonanti. E qui sta il primo problema. La lotta per la libertà, ancora una volta, non è prioritaria per la nostra politica. Per questo un ringraziamento particolare va a Gianfranco Fini (unico politico di prima fila a partecipare) che interverrà, così come ad Aznar. Da ringraziare, ma meno, chi manda generici rappresentanti (Cicchitto per Forza Italia o Ranieri per il PD). Quando si parla di libertà è necessario esporsi in prima persona, non si delega. Vale per Berlusconi così come per Veltroni.
Gianfranco Fini e Radicali a parte, il resto della nostra classe politica sembra non interessarsi del mondo arabo. Nè ai comunisti (cui le vite degli arabi sembrano interessare solo se sono messe a rischio da parte di soldati occidentali), nè ai leghisti (cui la lotta all'islam integralista interessa solo per fini elettorali) interessa davvero un fico secco della democrazia nel mondo islamico. Non capiscono che il futuro dell'islam ci riguarda. Le nostre società sono già in parte abitate da musulmani, e se non cureremo la malattia del fanatismo a casa loro, non potremo evitare l'infezione integralista (contro i diritti delle donne e contro la tradizione giudaico-cristiana) a casa nostra. Se non per l'ideale di democrazia e libertà, almeno per queste concrete convenienze, varrebbe la pena di aiutare il mondo arabo a liberarsi dalle catene dell'autoritarismo.
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