blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Chi è e cosa vuole McCain, il probabile futuro presidente degli USA?

Davide Romano avatar Mercoledì 30 Gennaio 2008, 08:58 in Usa Watch di Davide Romano

Sono felice, dalle primarie repubblicane sta emergendo (dopo la vittoria in Florida ai danni di Romney) il migliore candidato possibile dello schieramento di destra: John McCain. Tutti sanno che è un eroe di guerra, ma cosa vuole e come cambieranno gli USA con lui al comando? Ecco qualche dritta per capire le sue idee: dall'ecologismo alla laicità (di un credente), passando per la promozione della democrazia con mezzi pacifici. Ecco il profilo di quello che potrebbe essere il prossimo presidente degli Stati Uniti

Noto come uomo onesto e di sani principi e come fustigatore del clientelarismo e della corruzione (mentre proprio recenti scandali di corruzione sembrano essere stati la ragione primaria della sconfitta dei repubblicani). Alle primarie repubblicane del 1999 era stato il solo a contendere seriamente la nomination a George W. Bush, proponendosi come alternativa “antiestablishmentarian” con un programma imperniato sulla proposta di una “grande riforma” del sistema di finanziamento delle campagne elettorali per ridimensionare il potere delle grandi lobby (tetto massimo all’ammontare dei finanziamenti consentiti, drastiche norme di trasparenza anti-fondi neri). Le altre differenze rispetto al programma di Bush erano una maggior cautela sui tagli alle tasse (per questo i libertari del Cato e l’American for tax reform di Grover Norquist non si fidano di lui), una spiccata disponibilità a dare ascolto agli ecologisti sul problema del “global warming” e il rifiuto di rincorrere la “destra religiosa” (i cui leader Pat Robertson e Jerry Falwell bollò con la definizione di “agenti dell’intolleranza”). Padre di sette figli (di cui alcuni adottivi), McCain è episcopale praticante come Bush, ma non è solito sbandierarlo; fervente antiabortista, durante le primarie dichiarò tuttavia di ritenere l’aborto legale negli Usa un “male necessario” perché l’unica alternativa all’aborto clandestino, e fece infuriare la destra “pro life” affermando che se fosse divenuto presidente non avrebbe basato la scelta di nuovi membri della Corte suprema sulla loro posizione in materia di aborto. E poi, soprattutto, c’era la politica estera. Bush si era presentato con una piattaforma isolazionista, in polemica con l’interventismo umanitario clintoniano. McCain prometteva, invece, una politica estera interventista e “missionaria” (“noi interverremo in qualunque parte del mondo dove un bambino muore di fame o un uomo viene ucciso”). Non a caso il Weekly Standard, principale settimanale neoconservatore, sosteneva McCain e non Bush.

McCain non ha mancato di differenziarsi dall’Amministrazione Bush sulle politiche di difesa, mettendosi in mostra come uno dei più acerrimi nemici del segretario della difesa Donald Rumsfeld. La sua posizione è sempre stata la stessa di Bill Kristol e Robert Kagan, che da anni chiedevano le dimissioni del capo del Pentagono, chiamandolo a render conto della scelta sbagliata di combattere una guerra “al risparmio”.

Come Kristol e Kagan, McCain ha sempre contestato la strategia irachena di Rumsfeld della guerra “leggera” combattuta con pochi soldati e molta tecnologia, sufficiente ad abbattere rapidamente il regime ma non a restare ad aiutare la transizione verso la democrazia; e non ha mai cessato di ribadire la sua convinzione della necessità di un aumento delle truppe. Attenzione, però: McCain ha sì posizioni da “falco”, ma sfugge al cliché del vecchio guerrafondaio organico alla lobby dell’industria militare. In effetti, McCain in questi anni ha dato segnali di una visione di politica estera e di difesa che sarebbe difficile etichettare etichettare come “conservatrice”. Assieme al collega democratico Joe Lieberman (trionfatore delle elezioni del 7 novembre) presentò il disegno di legge “A.D.V.A.N.C.E. Democracy Act”, che chiedeva agli Stati Uniti di promuovere e rafforzare la democrazia nel mondo con mezzi pacifici, conferendo appositi poteri al dipartimento di stato prevedendo l’istituzione di un ufficio “Movimenti democratici e transizioni”, nonché di “centri regionali” operativi dedicati alla promozione della democrazia, e un incremento di 250 milioni di dollari l’anno dei fondi stanziati per aiutare i gruppi democratici, con un investimento sulla Community of Democracies talmente concreto da includere l’edificazione di un apposito palazzo che ne ospiti il quartier generale. Sempre in tandem con l’amico Lieberman, presentò alcune proposte di risoluzione che chiedevano di sospendere la Russia di Putin dal G8 e di boicottare il summit tenutosi luglio a San Pietroburgo. Inoltre, a quattro mani con l’ex segretaria di stato Madeleine Albright firmò due anni fa un appello sul Washington Post per il regime change in Birmania e la liberazione della leader nonviolenta Aung San Suu Kyi. Nell’estate del 2006 è stato uno dei 19 senatori repubblicani ad aver votato (con la minoranza) a favore del finanziamento con fondi federali della ricerca sulle cellule staminali embrionali. E nello stesso periodo è stato uno dei 48 senatori a far mancare la maggioranza qualificata al “Federal Marriage Amendment”, la proposta di emendamento che avrebbe introdotto nella Costituzione degli Usa il divieto di matrimoni gay: pur dicendosi nel merito favorevole al divieto, ha votato contro spiegando che per lui questa materia è e deve restare di esclusiva competenza della legislazione di ciascun singolo stato.

Il post di oggi è frutto di un copia & incolla selvaggio fatto da un blog italiano pro-McCain. Chi volesse leggere l'integrale (mooolto più lungo del testo da me riportato), clicchi qui

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere