La democrazia non dev'essere monopolio dell'occidente
Il caso ha voluto che due fatti di cronaca milanese si sovrapponessero in questi giorni: da un lato la vittoria dell’Expo, dall’altro lo sgombero dei campi rom di via Bovisasca. Due avvenimenti privi di legami, ma che nella realtà milanese saranno col passare del tempo sempre più intrecciati l’uno con l’altro.
Pensiamo alle ricadute dell’Expo, soffermandoci per un momento sulla sola costruzione delle nuove vie di comunicazione che verranno realizzate: autostrade, Alta Velocità, linee metropolitane, oltre che le vie d’acqua e di terra. Sono tutte costruzioni indispensabili e che renderanno la nostra città migliore. Ma chi lavorerà giorno e notte in quei cantieri? E’ ovvio che dei nuovi 70 mila posti di lavoro previsti dal business complessivo dell’Esposizione, la grande parte di essi sarà impiegato nella costruzione di queste infrastrutture. Così come è altrettanto ovvio che a lavorare di cazzuola saranno in maggioranza immigrati (tra cui anche i Rom). Dirò di più: è ragionevole prevedere che a fronte di una offerta di lavoro tanto forte, l’immigrazione nella nostra città registrerà un consistente aumento. La storia di Milano ha infatti ampiamente dimostrato una delle leggi più banali dell’economia: la manodopera si sposta dove c’è lavoro.
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