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Castelli e Tosi colgono in castagna Travaglio, che contrattacca.

Davide Romano avatar Venerdì 16 Maggio 2008, 10:14 in Current Affairs di Davide Romano

Ad Annozero di ieri Castelli attacca Travaglio. Inizia accusandolo di aver scritto che Castelli era stato condannato quando questo non era vero. Cosa tanto più grave - secondo Castelli - perchè detta da qualcuno (Travaglio) che invece condannato lo era stato davvero. Castelli chiede a Travaglio di chiedergli scusa per l'accusa ingiusta, altrimenti gli farà causa. Travaglio risponde che la Corte dei Conti aveva chiesto indietro 98 mila euro. Castelli insiste: sono stato condannato o no? A quel punto Travaglio spiega l'accusa della Corte dei Conti a Castelli che riguarda una consulenza data (a sentire Travaglio, la consulenza è stata data a un  ex artigiano metalmeccanico e grossita di pesce) dal politico leghista quando era ministro della Giustizia. Castelli insiste: sono stato condannato o no? Travaglio spiega che quando la magistratura ha chiesto al Senato l'autorizzazione a procedere, il Senato ha votato a suo favore (con l'ok anche della sinistra). Castelli ribatte che innazitutto il suo consulente è laureato in Economia e Commercio, e poi declina il suo curriculum. 

Cosa si evince da questo dibattito (potete vedere qui la prima parte e qui la seconda)? a mio parere che la consulenza di Castelli era perlomeno dubbia. Ma emerge anche che Travaglio - come Fonzie - non accetta di dire "ho sbagliato". Per uno che dice di amare e lottare per la verità, è un controsenso.

Se Castelli non è stato condannato, non vedo perchè Travaglio non debba ammettere l'errore. Potrà dire che Castelli è stato accusato, e si è poi "salvato" grazie a un voto del Parlamento. Ma dire che Castelli è stato condannato, e soprattutto quando colto in fallo non chiedere scusa, non è onesto. Innanzitutto riguardo alla peraltro ottima reputazione di "secchione" di Travaglio.

Nella seconda parte della discussione (che trovate qui) è Castelli ad essere colto in fallo. Travaglio infatti spiega che lui ha perso una causa civile con Previti. Perdere una causa civile - spiega Travaglio - non vuol dire essere condannati nè pregiudicati, ma "soccombenti". Il giornalista sottoliea poi che di condannati ce ne sono 15 nella coalizione berlusconiana, tra cui il segretario della Lega, condanato per tangenti. Una precisazione che fa saltare su il leghista Tosi che ribatte dicendo che Bossi non è stato accusato per tangenti ma per finanziamento illecito. Tosi continua chiedendo a Travaglio perchè è così preciso con le accuse rivolte a lui, mentre lo è meno quando accusa gli altri. Poi Tosi ne approfitta per puntualizzare che anche lui stesso è stato accusato da Travaglio di essere troglodita e cavernicolo. Travaglio spiega che Tosi è stato condannato per istigazione all'odio razziale. Tosi invece si difende spiegando che la cassazione ha annullato la condanna, che deve quindi tornare in tribunale.

Da questa seconda parte del dibattito emerge invece come Travaglio a volte si faccia prendere un po' la mano. E' vero infatti che la classe politica italiana ha troppi rappresentanti condannati. Indubitabile. Dove sbaglia Travaglio è nel cercare di andare oltre. Se infatti evitasse di attaccare chi è ancora sotto processo (e quindi chi, secondo al Costituzione vigente, è innocente) e si "accontentasse" di prendersela con i condannati, farebbe certo un migliore servizio al pubblico e non incorrerebbe in molte polemiche. Del resto già dedicarsi a tutti i politici condannati (eletti e non) è già un'impresa titanica, visto il numero. E' a mio parere questo il principale errore del peraltro bravo giornalista de La Repubblica. Anticipare le sentenze della magistratura è terreno scivoloso, e rischia di aiutare la Mafia. Se infatti passasse il concetto che basta essere accusati di Mafia per cacciare un politico, allora la Mafia potrebbe fare fuori chi vuole. Basterebbe che Provenzano facesse un bonifico ad un giudice o ad un politico suo nemico, per abbatterlo. Accontentiamoci della Giustizia insomma (che già ci dà tanti condannati) e dei giudizi che dà, e lasciamo perdere i pre-giudizi. Non sono anche questi ultimi, in fondo, un modo per mancare di rispetto a lavoro dei giudici? 

16
16 commenti
16
19 Mag 2010
alle 17:24

IO

Che stronzata "per accusare una persona bisogna aspettare la sentenza definitiva". Cari miei, lo dite apposta perchè sapete che la sentenza definitiva arriva dopo anni quando il reato è ormai in prescriziono. Basta con questo giochetto, avete rotto il cazzo. Quando un politico ( o un funzionario pubblico pagato coi soldi della collettività ) viene indagato deve DIMETTERSI, punto e basta.

14
22 Mag 2008
alle 11:32

Karatov Montj ( www.rbcasting.com/site/mauriziomonti.rb )

Vorrei far notare ( indipendentemente dalle inesattezze o meno di Travaglio, magari ci fossero più giornalisti come lui che costringono sgarbi ed altri simili a gettare la maschera - propria e dei potenti che lo pagano - insultandolo ed impedendogli di parlare per evitare che si sappia in giro ) che i politici più potenti vengono SEMPRE ASSOLTI, o si fanno leggi ad personam per risparmiare denaro pubblico anche nella CORRUZIONE dei giudici compiacenti!..

13
19 Mag 2008
alle 04:05

redalexander

Ad ogni buon conto, Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire parte dei fondi utilizzati per le consulenze. Condannato dalla corte dei conti. Travaglio non precisa se condannato in sede penale o meno. Tant'è vero che con Castelli non utilizza la parola "pregiudicato", cui si riferisce esclusivamente la categoria dei reati penali.
Castelli dal canto suo, dimostrando una totale incompetenza in campo giuridico, accusa Travaglio di essere un "pregiudicato", cosa non vera, come spiegato nel post e nei commenti precedenti. Chissà invece se il sottosegretario Castelli, nel caso in cui non fosse stata negata l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, non avrebbe potuto invece "fregiarsi" lui di tale prestigioso titolo.

Poi vabbè, la Corte dei Conti condanna Castelli a questo "maxi-risarcimento", mentre la Procura di Roma, tramite il Tribunale dei Ministri (sezione della Procura, che ha competenza in caso di reati commessi nell'esercizio della funzione di ministro), non può nemmeno interventire, perchè deve prima ottenere il consenso dalla Camera in cui risiede il Ministro indagato, in questo caso il Senato, che si schiera quasi nella sua totalità, in favore di Castelli (247 voti contro l'autorizzazione a procedere, 25 voti a favore). Questo la dice assai lunga sul clima politico di allora, che a ben pensarci non è poi molto diverso da quello odierno, sebbene allora la maggioranza, fosse di centrosinistra.

Diventa tuttavia inquietante un dettaglio, piccolo piccolo, relativo alla verità sulla persona di Giuseppe Magni, "consulente per l'ediliza carceraria". Se mettiamo a paragone il "curriculum" elencato da Travaglio e quello elencato da Castelli, risultano non poche discrepanze. Effettivamente Travaglio non cita in tale occasione le fonti di ciò che dice, anche se in seguito afferma: "la mia (verità ndr.)è quella della Corte dei Conti"; Castelli cita invece il sen. Mansione (Margherita), relatore durante la richiesta in Senato per procedere penalmente o meno nei confronti di Castelli.

La domanda ora è, chi è più credibile, il "secchione" Travaglio, l'"indagato" Castelli e di riflesso il citato sen.Mansione? E se la risposta a questa domanda finisse per essere "il secchione Travaglio", significherebbe dunque che Castelli, e di riflesso il sen.Mansione, avrebbero dunque dichiarato il falso in Senato, e quindi falsato la votazione? Credo che lo scenario sia agghiacciante.. 

12
18 Mag 2008
alle 12:26

bacarozzo

la verità la conoscete tutti ! è inutile che ci girate intorno......che senso ha cavillare sulle frasi di quei pocchissimi giornalisti che hanno il coraggio di creare un dibattito duro e crudo sulla realtà. le argomentazioni (politiche, etiche, morali, sociali, ecc. ecc.) di questi nostri "onorevoli" sono di un livello così infimo che mi vergogno...anche voi vi vergognate ma cercate di dare un tono a sti quattro stracciaculi pensando di riabilitare la loro opera politica giustificandola col fatto che hanno preso un sacco di voti!

avete capito benissimo in che razza di paese vi trovate.......questa politica è vecchia come il cucco: creare "l'esigenza" per poi fornire un'inutile "soluzione"...magari "finale".

che noia sto paese che c'ha avuto solo co la breccia di porta PIA un pò di verve!

11
17 Mag 2008
alle 18:13

Francesco

Mi sono espresso male sul mio primo pensiero:

Concordo che la frase "Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi. Rapporti con signori che sono poi stati condannati per mafia" sia una frase forte ma trovo molto più terribile il fatto che la contiguità del politico con la mafia che essa suggerisce sia tutta da dimostrare.

... 

10
17 Mag 2008
alle 17:06

Francesco

Concordo che la frase "Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi. Rapporti con signori che sono poi stati condannati per mafia" sia una frase forte ma trovo molto più terribile il fatto che sia tutta da dimostrare.

Come ho già fatto presente la seconda carica istituzionale di uno stato che si vuole definire democratico non si può permettere di avere queste ombre.

E uno stato che si vuole definire democratico non può avere mezzi di informazione che sorvolano su questo fatto.

A questo proposito posto uno stralcio di un articolo di Peter Gomez (fonte voglioscendere.ilcannocchiale.it):

"A questo punto dovrebbe essere chiaro per tutti che questa è una storia da raccontare sui giornali. E anche da approfondire, visto che molti dei personaggi coinvolti non sono ancora stati intervistati, e non tutti i documenti amministrativo-urbanistici dell'epoca sono stati esaminati. In uno degli elementi del titolo (titolo, occhiello e sommario) un quotidiano, per necessità di sintesi, parlerebbe probabilmente di «rapporti di Schifani con il boss», o forse di «amicizie e relazioni pericolose», anche perché Mandalà ha sostenuto in aula che Schifani e La Loggia parteciparono al suo matrimonio. La notizia insomma è diventata tale grazie al lavoro, all'esperienza che ti ha permesso di valutare il contesto, e alla ricerca. Non è nata da una soffiata anonima (che pure può benissimo essere uno spunto), mandata in stampa senza alcuna verifica."

Per quanto riguarda il discorso che sia sbagliato prendersela con i politici non condannati, che si infanga la reputazione di una persona, sull'anticipare le sentenze dei giudici, che in questo modo si aiuterebbe la Mafia, che si manca di rispetto al ruolo dei magistrati e che bisogna lasciar perdere i pre-giudizi...

...mi va di ricordare le parole di Paolo Borsellino (fonte wikipedia):

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica*. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati" 

(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa  26/01/1989)

*questo qualcuno potrebbe definirlo pre-giudizio... 

9
17 Mag 2008
alle 09:42

fperson

Komeini ha avuto il 98% di consensi. Hitler qualcosa di meno.  E con questo ? Io non metto in discussione la loro legittimazione a governare; discuto le loro scelte, la loro azione politica.

8
17 Mag 2008
alle 00:33

M

caro bacarozzo, Tosi si è "ritrovato" sindaco con il 60% dei voti, rispetto al 33% di Zanotto. Tutti bifolchi? Solo problemi marginali?

7
16 Mag 2008
alle 21:27

dopobarba

Ma nel dibattito si faceva cenno anche al fatto che il Travaglio ci fa i soldi con questo suo forzare la verità. Certo lo farà per amore della libertà e della notizia ma resta il fatto che la dichiarazione dei redditi migliora, non so di quanto ma così hanno detto. Castelli gli ha chiesto anche cosa dice ai suoi figli? Che fa i soldi parlando male degli altri forzando un po' la realtà per essere più efficace? L'efficacia in questo caso si misura in euro. Se si crede che questo giornalismo sia informazione significa che si è ingenui e l'ingenuità m'è bastata una volta quando ho dato retta a Di Pietro, è stata una grande lezione e una enorma presa per il culo. Io da allora non ci casco più; voi la pensate diversamente, qualcuno si sbaglia. chi sarà?

6
16 Mag 2008
alle 20:18

bacarozzo

Quindi se uno è indagato, inquisito,condannato o prescritto...! comunque non se ne dovrebbe parlare ....perchè non c'è rispetto per il lavoro dei magistrati?!!

allora i giornalisti che ci stanno a fare?....ah! per dirmi l'ultima fidanzata di al bano!

Io ieri  ad anno zero ho visto solo un insulso ministro del mio grande paese ed un curioso personaggio che non sa nemmeno lui come ha fatto a ritrovarsi sindaco: che hanno messo in campo problemi molto marginali dell'italia ....fra l'altro in maniera pecoreccia e con un vocabolario da facchino (non me ne vogliano). Ma la cosa più raccapricciante è che ,per primi, non hanno un'idea forte ed "organica" di come risolvere i problemi che solo "loro" hanno voluto sollevare, ripetendo in modo ossessivo frasi degne del bar sotto casa mia...ma non del Parlamento ITALIANO.

Un rappresentante del mio paese non può pronunciare frasi del calibro "intellettuale": "padroni in casa nostra".

Ma che cazzo vuol dire?...bifolchi!

5
16 Mag 2008
alle 19:47

Alessandro

Fortuna per noi  che c'è gente come Travaglio che racconta le porcherie dei politici.

Sfortuna per noi che i politici sono in gran parte invischiati in storie di corruzione e che hanno in mano tutti i canali di comunicazione per rimestare le carte.

Questo è il problema vero 

4
16 Mag 2008
alle 16:20

liberopensiero

x francesco: sulla RAI Gomez ha straragione. Su Travaglio, come ho già scritto ieri, no. Non ci sono muffe o licheni che tengano: non si può infangare la reputazione di una persona con parole così poco misurate. Se si vogliono fare denunce, le si faccia in maniera circostanziata. Senza giocare con le parole. Parlare del presidente del Senato per dire "Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi. Rapporti con signori che sono poi stati condannati per mafia." è una frase terribile. Suggerisce infatti una contiguità del politico con la mafia che è invece tutta da dimostrare (possibilmente nelle aule giudiziarie). Farlo in tv, equivale ad una sorta di sostituzione della magistratura, poco rispettosa del ruolo dei magistrati.

3
16 Mag 2008
alle 14:39

Francesco

Stralcio di un articolo del Corriere della Sera di oggi, parlano Peter Gomez e Lirio Abbate:

Gomez e Travaglio hanno scavato molto con i loro libri sul passato di alcuni politici. Ma il problema, secondo Gomez, si è posto con la tv: «Il consiglio di amministrazione della Rai dovrebbe essere composto da membri di "notoria indipendenza". Ma cinque dei nove membri sono ex parlamentari, tre sono ex direttori di giornali di partito. Nei Paesi normali sono le tv che vigilano sull'attività del Parlamento, non il contrario». E l'attacco di D'Avanzo? «È un bravo giornalista investigativo ma stavolta ha preso lucciole per lanterne, attaccando il metodo Travaglio. Mi sento colpito anch'io perché so quante suole di scarpe consumate, quante notti insonni e quante cose non pubblicate perché non erano verificabili».

All'Ansa di Palermo lavora Lirio Abbate, il giornalista che è cresciuto in mezzo alle intimidazioni e che anche di recente ha rischiato grosso tant'è che è obbligato a girare con la scorta. Per Abbate molte cose sono cambiate quando è uscito «I complici», scritto con Peter Gomez, in cui emerge la «zona grigia». Politici e professionisti contigui a Cosa nostra: «I primi a leggere il libro sono stati gli avvocati, un po' perché coinvolti un po' perché i loro clienti politici chiedevano se c'erano gli estremi per la querela. Non hanno trovato spiragli perché il nostro è stato un lavoro meticoloso in cui abbiamo messo in fila molti fatti. Anche su Schifani. E ora attaccano Travaglio perché lui è entrato, con la televisione, nelle case degli italiani».

2
16 Mag 2008
alle 13:45

darmix

ma Travaglio non fa solo quello, nel caso del Presidente del Senato, non si parla neanche di accuse in attesa di essere verificate, ma di una conoscenza e di una società (con un mafioso) avvenuta decenni prima. Nessuna anticipazione di sentenze. Posticipazione semmai. Ed è la stessa cosa che paradossalmente gli ha "rinfacciato" D'Avanzo nella querelle. La conoscenza con un personaggio che 10 anni dopo viene condannato per aver aiutato la mafia. Sta qua la pericolosità e la gravità dell'operazione, il tentare di far diventare coscienza collettiva, in nome dell'anticasta, della giustizia, della pulizia e dell'antimafia (tutti concetti giusti) sue opinioni personali elaborate. Muovendosi su un terreno minato come la mafia e la sicilia, dove conoscere o frequentare "mafiosi" (o condannati per mafia decenni dopo) non è come viene immaginato nel resto d'Italia o nelle ficition. I mafiosi in sicilia non hanno il bollino rosso o giallo di Travaglio e Grillo. Nascono, crescono, studiano, lavorano, giocano con i nostri figli e vivono a contatto con tutti noi (siciliani). Non sono identificabili con uno sguardo. Tanto per chiarire. Avrebbe di che lavorare Travaglio se volesse, sui grandi imprenditori, nazionali e locali che ci lavorano "davvero" e organicamente con la mafia...

1
16 Mag 2008
alle 13:25

Tetsuo

QUello che dici in parte è giusto... ma aspettare la sentenza definitiva vuol dire parlarne dopo dieci anni... e se ti dice male il reato viene prescritto.

Cosi equivale a non parlarne...

Travaglio sbaglia nell'essere intransigente e spesso presuntuoso... ma è uno dei pochi che rende note certe cose (vedi Castelli che io non sapevo avesse speso 98 mila euro per una cosa simile o di Bossi condannato per la maxitangente enimont).

Mentre molti giornalisti, spesso fanno solo le veline del governo in carica. 

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